Amazon: se non vendo ti distruggo

2021-06-25T12:56:50+02:0025 Giugno 2021|Attualità, Home Care, Mercato, Personal care, Retail|

Ogni settimana, centinaia di migliaia di oggetti nuovi e ancora imballati vengono destinati alla discarica. Un’inchiesta dell’emittente britannica Itv sul colosso dell’e-commerce rivela gli sprechi di un centro logistico scozzese. Ma il fenomeno è diffuso anche altrove…

Di Annalisa Pozzoli

Milioni di oggetti nuovi, ancora imballati, rimasti invenduti. E destinati ad essere distrutti.

È quanto succede in un magazzino di Amazon a Dunfermline, una cittadina a una ventina di chilometri da Edimburgo. A riportarlo è un servizio giornalistico a cura dell’emittente britannica Itv. Alcune riprese sotto copertura per il programma Itv News rivelano la portata dello spreco: a fare la parte del leone sono soprattutto dispositivi elettronici ed elettrodomestici, come smart Tv, laptop, droni, asciugacapelli, cuffie, ma anche libri, giocattoli e migliaia e migliaia di mascherine ancora sigillate. Il tutto disposto in scatoloni contrassegnati con la dicitura “distruggi”.

Tutti prodotti che non sono mai stati venduti, oppure che sono stati resi dai clienti. Quasi tutti potrebbero essere ridistribuiti in beneficienza o consegnati a chi ne ha bisogno. Invece vengono buttati in grandi cassonetti, per poi essere trasportati e scaricati in centri di riciclaggio, o peggio, direttamente in discarica. Uno spreco di dimensioni colossali, che Itv News ha documentato solo per uno dei 24 centri logistici di Amazon ubicati nel Regno Unito. “Il nostro obiettivo, in genere, era distruggere circa 130mila articoli a settimana”, racconta un ex dipendente, che per ovvi motivi ha voluto restare anonimo. “Asciugacapelli Dyson, Hoover, talvolta anche MacBook e iPad. Nel complesso, circa il 50% di tutti gli articoli non è mai stato aperto e si trova ancora nella sua confezione originale termoretraibile. L’altro 50% è composto da merce resa, ancora in buone condizioni. Il punto è che i dipendenti sono diventati insensibili a ciò che viene chiesto loro di fare”.

Itv News è riuscita anche a recuperare un documento in merito a questa procedura, relativo a una settimana dello scorso aprile. Nel solo magazzino di Dunfermline, e in soli sette giorni, 124mila articoli sono stati contrassegnati come “da distruggere”, contro solo 28mila etichettati come “donazione”.

Ma perché centinaia di migliaia di prodotti fanno questa fine? La risposta è da ricercarsi nel modello di business di Amazon. I centri logistici servono per tenere immagazzinate le merci che provengono dai produttori fino al momento della loro vendita. Ma più a lungo queste merci restano invendute, più diventa oneroso tenerle ferme in un deposito. Tant’è che alla fine risulta più economico smaltirle, in particolare se provengono dall’estero, piuttosto che rispedirle al mittente.

“È scioccante vedere una società multimiliardaria liberarsi in questo modo dei prodotti che sarebbe tenuta a vendere”, ha commentato a Itv News Sam Chetan Welsh, attivista di Greenpeace. “Oggetti che passano direttamente dalla linea di produzione al bidone dell’immondizia. Finché il modello di business di Amazon si baserà su questo tipo di cultura dello smaltimento, le cose non potranno che andare peggio. Questo aspetto dev’essere immediatamente regolarizzato attraverso leggi specifiche da parte del Governo”.

Eppure, il modus operandi di Amazon non sembrerebbe essere illegale. In risposta a quanto emerso dall’indagine, la società ha dichiarato: “La nostra priorità è rivendere, donare a organizzazioni di beneficenza o riciclare i prodotti invenduti. Come ultima spiaggia, invieremo gli articoli al recupero energetico, ma stiamo lavorando duramente per ridurre a zero il numero di volte in cui questo accade”.

Niente di nuovo sotto il sole. Quello che ha scoperto Itv News era già emerso a inizio 2020 in un’inchiesta francese, poi ripresa anche dal programma Rai Presa Diretta e dalla nostra testata Hitech Magazine. Quello che succede a Dunfermline accade anche in Italia. Nei centri logistici lo spazio è prezioso, forse persino più prezioso dei prodotti stessi. E distruggere gli articoli, in caso di invenduto, sembra essere l’opzione più economica per liberarsene…

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